LA STORIA

Nel mese di agosto del 2023 la PSA (Peste Suina Africana) entra negli allevamenti della provincia di Pavia. La malattia, che colpisce esclusivamente i suidi e che non è una zoonosi, viene riscontrata, a partire dalla metà del mese, prima in un allevamento dell’Oltrepò e poi in un allevamento di Zinasco a pochi chilometri (circa 3 in linea d’aria) dal rifugio Progetto Cuori Liberi. Il proprietario di quest’ultimo però, con la collaborazione del veterinario aziendale, aveva omesso di segnalare da giorni, forse settimane, la morte sospetta di 400 maiali ed aveva movimentato il resto verso i macelli lombardi. Tale comportamento ha permesso così alla PSA di diffondersi nelle settimane successive in molti altri allevamenti, anche grazie al continuo spargimento di liquami nei campi, al passaggio in questi luoghi e sulle strade dei veicoli dei fornitori e dei mezzi aziendali, ai lavoratori e ai veterinari che abitualmente si spostano da una azienda all’altra.

Ma la PSA non si è fermata ai soli allevamenti.

E’ il 2 settembre 2023. L’inizio della tragedia.

Grugno e Jimmy, due abitanti suini del rifugio Progetto Cuori Liberi di Sairano, muoiono improvvisamente.

Nei giorni precedenti, intanto, dopo che si era sparsa la notizia della comparsa della peste suina africana negli allevamenti del pavese, tutte le aziende che circondano il rifugio ne erano state colpite.

Al che, oltre al dolore per la perdita dei due abitanti del Santuario, nellə attivistə di Progetto Cuori Liberi sale la preoccupazione per un possibile contagio, preoccupazione prontamente smorzata dal personale veterinario dell’ATS di zona, che, dopo aver inviato i campioni per verificare la possibile malattia, affermava però che i sintomi rilevati nei due suini del rifugio non fossero quelli abitualmente riscontrati negli allevamenti colpiti dalla peste suina africana.

Quel giorno tutto ha inizio.

“E’ peste suina”. Parole che sono arrivate come un pugno nello stomaco. Era il 4 settembre 2023.

Impossibile descrivere il turbinio di emozioni che in pochi istanti ha travolto lə attivistə di Progetto Cuori Liberi e di tutte lə compagnə dei Santuari. Perché il personale ATS che aveva mandato i campioni ad analizzare, aveva detto che i sintomi presentati dai due suini morti non sembravano gli stessi della PSA e soprattutto perché mai sarebbe dovuta accadere una cosa simile.

Ed invece il referto era lì e parlava chiaro, portandosi dietro la minaccia di una condanna imminente: l’ordinanza di abbattimento di tutti gli altri trentotto suini rifugiati da Progetto Cuori Liberi.

Un focolaio per la legge infatti non può rimanere in vita: l’unica modalità prevista per affrontare il “problema” e tutelare così la filiera di produzione della carne di maiale è lo stamping out di tutti i suini del concentramento dove si è riscontrato anche un solo caso positivo.

Ma Progetto Cuori Liberi non è un allevamento e mai lo sarà.

Mentre tutta la Rete dei Santuari di Animali Liberi valutava qualsiasi soluzione a cui appigliarsi, dolore e lacrime hanno iniziato a scandire le giornate a Progetto Cuori Liberi, mentre di lì a breve, nei dintorni di Sairano, un qualcosa senza precedenti avrebbe preso vita.

Arriva la sentenza di morte: siamo al 5 settembre 2023.

Da una parte la tragedia per la malattia che stava progressivamente colpendo i suini e le suine rifugiate al Santuario, dall’altra la lotta contro le istituzioni.

Si cerca il dialogo, la comprensione e la ricerca condivisa di soluzioni adatte al caso specifico, anche alla luce dei buoni rapporti collaborativi avuti sempre con le istituzioni stesse: molti degli animali ospiti a Progetto Cuori Liberi provengono infatti da sequestri, svolgendo così come associazione una funzione pubblica a costo zero per gli enti locali e le forze dell’ordine.

Prima di tutto un santuario non è un allevamento ma un “rifugio permanente” che ospita individui non destinati all’alimentazione, proprio come finalmente era stato decretato dalla legge nel marzo del 2023, quindi mai gli ospiti sarebbero diventati cibo e mai sarebbero stati movimentati.

Ogni ragionevole proposta non viene neppure ascoltata: eseguire i test in vivo a tutti i suini al fine di poter isolare i positivi, implementare ulteriormente le misure di biosicurezza, procedere ad un sequestro permanente fino a conclusione del problema, sperimentare cure nei soggetti risultati infetti rendendo il luogo un caso di studio scientifico facile da monitorare per dimensioni e numeri, permettere l’accesso ai veterinari del rifugio per valutare insieme anche l’eventuale fine vita dei soggetti in reale sofferenza.

Nulla, le istituzioni non sentono ragioni, un focolaio non può e non deve restare in vita.

Il rifugio Progetto Cuori Liberi viene posto sotto sequestro e riceve così la notifica tanto temuta: l’ordinanza di abbattimento di tutti i suini presenti ancora in vita.

Inizia così la battaglia legale. Con il supporto dell’ufficio legale di LAV e LNDC, si procede quindi con il ricorso al TAR che fissa l’udienza il 5 ottobre 2023.

Il 7 settembre 2023 però il TAR rigetta la richiesta di sospensiva dell’ordinanza di abbattimento dei suini ancora in vita al santuario Progetto Cuori Liberi che, insieme alla Rete dei Santuari e sempre con il supporto legale di LAV e LNDC, decidono allora di presentare ricorso al Consiglio di Stato.

Intanto la malattia porta con sé morte, lacrime e dolore, il tutto osteggiato e reso ancor più duro dall’emissione dell’ordinanza di abbattimento e dal provvedimento di sequestro del rifugio, dall’impossibilità così di far intervenire i propri veterinari per supportare, curare e “accompagnare” i maiali contagiati.

Attorno a tanto dolore si stringe così la grande famiglia dei Santuari della Rete e quella ancora più grande dei rifugi antispecisti italiani e di tutto il mondo, dando vita ad una alleanza collettiva, che nel giro di poche ore genera una vera e propria forma di resistenza e di dissenso politico al sistema oppressivo di sfruttamento.

Da quel giorno infatti, il 7 settembre 2023, decine e decine di attivistə si radunano nei dintorni di Sairano e si organizzano per non lasciare mai sole gli animali umani e non del rifugio, tuttə prontə per un’eventuale chiamata all’azione, per mettere i propri corpi a protezione di quel luogo sacro, messo sotto attacco da parte di quello che, ormai, era diventato il nemico da cui difendersi.

Iniziano così 13 giorni di presidio permanente.

Il 9 settembre 2023 la disperazione cresce perché, dopo il rigetto da parte del TAR, anche il Consiglio di Stato rifiuta la richiesta di sospensiva dell’ordinanza di abbattimento dei suini ancora in vita rifugiati a Progetto Cuori Liberi.

La condanna a morte sembra a tutti così definitiva, ma non per chi resiste al rifugio e al presidio.

La Rete dei Santuari intanto lancia con forza una mail bombing alle istituzioni coinvolte, che bombarda i social ed il web, e nel mentre chiede nuovamente, ripetutamente e formalmente alle istituzioni stesse il confronto e l’adozione di soluzioni diverse e condivise, così come cerca un appiglio, uno qualsiasi, per rimandare quell’esecuzione annunciata.

I giorni e le notti a Progetto Cuori Liberi intanto vanno avanti scanditi dalla presenza della malattia, che porta con sé dolore e tragedia.

In questa surreale situazione si aggiungono le continue ronde delle forze dell’ordine ad ogni ora del giorno e della notte, i provvedimenti del sindaco del comune che rendono ancora più difficili i lavori di assistenza e cura delle volontarie e dei volontari del rifugio nei confronti dei maiali e che creano una pressione psicologica ed emotiva aggiuntiva rispetto a tutto ciò che già si stava vivendo.

Così, fuori da quel luogo, la grande famiglia del presidio che si è creata, si organizza in modo da non lasciare mai che quella bolla di protezione venga meno. Per le vie di Sairano e dintorni, di giorno e di notte, con il cuore a pezzi ma ancora carichi di speranza, gruppi di attivistə si aggirano come benevolə guardianə, prontə a intervenire per difendere il santuario.

Una successione di giorni fatti di dolore e paura si susseguono: col cuore colmo di disperazione, le volontarie ed i volontari all’interno del rifugio continuano ad occuparsi dei maiali malati, di proteggere quelli sani e degli altri più di 200 individui che lì vivono liberi, mentre fuori, per le vie di Sairano, il presidio permanente continua senza sosta.

Nel mentre, le referenti della Rete dei Santuari giocano tutte le carte possibili per convincere le istituzioni a rimandare la sentenza di morte, chiedendo ancora una volta tempo per la somministrazione delle terapie e la possibilità di accesso da parte del veterinario di fiducia per le cure e l’eventuale eutanasia, laddove necessaria. Tutte richieste che vengono sempre e continuamente negate a fronte di un’unica soluzione possibile per loro, ovvero la morte di tutti i maiali, indistintamente.

Si giunge così al pomeriggio di venerdì 15 settembre 2023, quando ATS e Forze dell’ordine eseguono il primo tentativo di irruzione a Progetto Cuori Liberi per uccidere tutti i maiali ancora in vita al rifugio.

Quel giorno avviene un qualcosa di una bellezza che rimarrà nella storia e sempre impressa nei cuori: a seguito della disperata chiamata alla mobilitazione da parte del presidio avvenuta con tutti i mezzi a disposizione, decine e decine di attivistə improvvisamente sbucano da ogni dove, vestitə con tute e calzari, superano i posti di blocco, attraversano a piedi i campi, si incatenano ai cancelli, costruiscono barricate e nel giro di un paio di ore diventano talmente tante da circondare il rifugio Progetto Cuori Liberi facendogli così scudo coi propri corpi.

Quel giorno le istituzioni sono arrivate veramente ma, trovandosi davanti orde di attivistə, desistono e se ne vanno, lasciando nelle loro parole anche la speranza di aver definitivamente abbandonato la decisione di applicare il provvedimento di morte.

Quel giorno una meravigliosa pagina di attivismo è stata scritta: tra le lacrime e gli abbracci, una luce di speranza si è riaccesa nel popolo dei santuari, consapevoli di aver vinto una battaglia, ma purtroppo non ancora la guerra.

“Risulta necessario procedere allo spopolamento del focolaio di PSA presso il rifugio Progetto Cuori Liberi, per il quale è stata opposta resistenza da parte dei gestori. Stante il rischio di contrasto agli interventi, si confida in un’assistenza adeguata al personale ATS di Pavia”.

Queste sono le parole inviate alla Prefettura, con le quali l’allora Commissario alla PSA Vincenzo Caputo ha firmato la sentenza di morte dei maiali ancora in vita al santuario Progetto Cuori Liberi. Sono le 18.37 di lunedì 18 settembre 2023.

Dopo il tentativo di irruzione avvenuto tre giorni prima e respinto dalla massiccia presenza dellə attivistə, il presidio permanente si sposta, con tutte le precauzioni possibili e nel rispetto delle norme di biosicurezza, dalle vie di Sairano a davanti al rifugio stesso, mentre i controlli delle Forze dell’ordine si intensificavano sempre di più: ronde di giorno e di notte, fermi e schedature delle attiviste, droni sopra il rifugio, era tutto ormai diventato una triste costante.

Un clima di sospetto, apprensione e repressione si respirava in quei giorni, mentre all’interno del rifugio Progetto Cuori Liberi la malattia continuava il suo decorso fatto di lacrime e morte, ma iniziando a lasciare intravedere la speranza perché, sì, alcuni dei maiali abitanti al santuario resistevano e ce la stavano facendo, oltre ogni previsione fatta degli “esperti”, alcuni rispondendo alle terapie sperimentate, gli altri senza aver ancora manifestato, dopo ben circa 20 giorni, nessun sintomo del contagio e continuando così la loro regolare vita.

Purtroppo però le istituzioni non hanno desistito, e cospiravano, dopo il fallimento della prima, per organizzare una seconda e più efficace irruzione.

Bisognava mettere finalmente in atto quel piano di morte, rimandato da giorni grazie alla presenza del presidio che non ha mai vacillato. Un piano di morte brutale e spietato, volto esclusivamente a tutelare gli interessi economici di un’industria di morte e sfruttamento, da cui quegli animali erano stati sottratti e che ora stavano smentendo, grazie alla loro resistenza, tutto l’impianto di bugie a sostegno del sistema.

Un piano di morte che ha previsto l’uccisione di decine di migliaia di maiali in tutta la provincia di Pavia, lo sterminio dei cinghiali nei boschi e che, come è ormai sotto gli occhi di tutti, si è rivelato inutile e fallimentare, visto quanto successo un anno dopo in tutto il nord Italia. Lo sa bene anche l’allora Commissario alla PSA Vincenzo Caputo, che il primo agosto del 2024, dopo aver promesso di debellare il contagio in 3 anni con le sue politiche di sterminio e dopo l’aggravarsi della situazione sanitaria connessa alla nuova diffusione della peste suina, ha pensato bene di rassegnare le dimissioni ad un anno della fine del suo mandato.

Le ronde ed i controlli si intensificano ancor di più, tutte le strade di accesso al rifugio vengono chiuse, risulta impossibile dormire al presidio a causa dei continui controlli, il clima di tensione e preoccupazione sale fino a quando arriva la notizia di un possibile nuovo intervento delle forze dell’ordine.

Siamo all’alba di mercoledì 20 settembre 2023.

Il cielo si colora di un’alba rosso fuoco, il silenzio è spettrale e all’orizzonte compaiono decine di automezzi delle forze dell’ordine che conducono davanti al santuario un centinaio di militari in assetto anti sommossa, i vigili del fuoco con flessibili e cesoie ed i veterinari dell’ATS pronti per sopprimere i maiali.

Il presidio non si fa cogliere impreparato, un’ottantina di attivistə sono già schierate davanti a tutti gli accessi della struttura, legate una all’altra, incatenate ai cancelli, pronte a mettere il proprio corpo a difesa degli abitanti di Progetto Cuori Liberi, di un luogo simbolo che difende la vita, dei profondi valori e della cultura che rappresenta e della libertà di essere un chiaro e forte dissenso culturale e politico nei confronti di un sistema oppressivo che quotidianamente imprigiona e stritola vite.

All’interno Ursula, Carolina, Bartolomeo, Mercoledì, Pumba, Dorothy, Crusca, Crosta e Spino, resistono, accettando e rispondendo alle terapie per chi di loro manifestava sintomi e attendendo, come sempre, la colazione per chi ancora quel mattino non aveva nessun segno di un possibile contagio.

Quanto avviene nelle poche ore successive di quella mattinata dovrebbe scuotere le coscienze di chiunque o almeno far riflettere sulle motivazioni reali che hanno portato le istituzioni a comandare ed eseguire un’azione così forte e violenta senza mai aver accettato confronto e dialogo.

I cancelli e le recinzioni vengono tagliati, abbattuti, divelti, le attiviste e gli attivisti schierati a scudo della struttura sgomberati a manganellate, strattoni e pugni, insultate e derise, alcune di loro portate in ospedale per i traumi subiti e molte portate in questura, schedate e denunciate penalmente, i proprietari della struttura e responsabili dell’associazione allontanati a forza da casa propria, il tutto per permettere ai veterinari dell’ATS di Pavia di uccidere senza ulteriori disturbi e senza testimoni Ursula, Carolina, Bartolomeo, Mercoledì, Pumba, Dorothy, Crusca, Crosta e Spino, gettando alla fine i loro corpi nell’automezzo dei “rifiuti speciali”.

In tarda mattinata tutto è compiuto.

Una manciata di minuti e quel luogo piomba in un silenzio spettrale.

Le forze dell’ordine, i vigili del fuoco ed i veterinari se ne vanno, le attiviste e gli attivisti corrono in questura e all’ospedale per restare accanto alle proprie compagne ed ai propri compagni, restano solo i segni indelebili di quella brutale azione.

Ma anche in quella situazione straziante, la vita in un santuario inizia piano piano a farsi largo, con coraggio, con determinazione, con coerenza, con orgoglio.

Il rifugio Progetto Cuori Liberi alza così la testa e prova a ricominciare a vivere: i cancelli e le recinzioni vengono provvisoriamente riparati, saldati, legati, le macerie della battaglia spostate e accumulate, i più di 200 animali ancora presenti finalmente liberati dai ripari in cui erano stati protetti e finalmente accuditi, sfamati, abbeverati, alcune come le tartarughe recuperate dopo essere fuggite. Molti di loro porteranno per giorni e settimane i segni di quella giornata di terrore vissuta, manifestando comportamenti insoliti ed inusuali, rimanendo sempre a debita distanza dai luoghi in cui sono state giustiziate le loro compagne ed i loro compagni di vita, alcuni rifiutando improvvisamente il contatto con l’umano.

Gli umani che abitano questi luoghi hanno la fortuna di vivere accanto a loro e di poter imparare cosa voglia dire rialzarsi anche nella peggiore delle situazioni e provare ancora ed ancora a lottare, resistere. Gli animali infatti lo fanno quotidianamente nei luoghi dello sterminio come gli allevamenti ed i mattatoi, dove lontano dagli occhi e dalle orecchie delle persone gridano, combattono, colpiscono, si rialzano, sentendo il dolore dei loro simili, fiutando l’odore della morte, legati, imprigionati, messi a testa in giù o incatenati, fino all’ultimo respiro. Le rifugiate ed i rifugiati dei santuari hanno vissuto tutto questo e gli umani che hanno lottato con loro lo sanno e ne sono i testimoni. Ecco perché ci si rialza, subito, e si prova immediatamente a ricostruire.

Il “non senso” di quella azione, oltre che per tutto ciò che è già stato raccontato, è ancor più chiaro ripercorrendo alcuni dettagli di quella stessa giornata e di quelle successive.

È importante ricordare che tutto è stato voluto per chiudere un pericoloso focolaio di PSA che avrebbe potuto rappresentare un veicolo di contagio per altre realtà, attraverso gli animali presenti, le persone ed il terreno stesso.

Il 20 settembre i 9 maiali sopravvissuti erano confinati in una parte del santuario non accessibile a nessun altro animale, non sarebbero mai stati movimentati, erano accuditi da sole 3 persone che lo facevano indossando vestiti monouso che venivano cambiati in ingresso ed in uscita in una zona filtro ed utilizzando attrezzi esclusivamente dedicati a quella zona.

Bene il 20 settembre appunto le forze dell’ordine hanno tagliato e distrutto le recinzioni di quella zona “pericolosa”, vi sono entrati indossando solo dei calzari monouso e vi hanno spinto all’interno decine di attiviste, gettandole a terra e trascinandole.

Anche uno dei veterinari non indossava indumenti monouso ma una tuta verde di tela e normali stivali di gomma.

Tutte le persone entrate in quella zona non si sono spogliate e non sono state fatte spogliare in uscita, camminando nel resto del santuario, sulla strade circostanti e addirittura facendole salire sui blindati e portandole in quel modo in questura.

In quegli stessi luoghi il giorno successivo ed in quelli dopo numerose persone praticavano la caccia, camminando con i loro cani lungo il perimetro del rifugio e sulle strade circostanti.

La cosa più sconvolgente è che l’ATS di Pavia ha sanificato il terreno che ospitava i maiali ben 4 mesi dopo il 20 settembre.

Pare evidente in tutto questo che il controllo e lo spegnimento del focolaio di PSA probabilmente non erano gli obiettivi di quella azione.

A tutto questo aggiungiamo alcune altre considerazioni.

L’ATS, come certificato dalle udienze al TAR, non ha redatto il verbale di quella giornata, neanche successivamente su richiesta, cosa che un ente pubblico è sempre tenuto a fare e cosa che è sempre stata fatta nei controlli precedenti.

Non si sa quindi come siano stati uccisi i maiali, con quali tempi, con quali farmaci, con che modalità, nessun testimone è stato ammesso, nemmeno il veterinario di parte che è stato tenuto fuori dal rifugio. Le uniche testimonianze sono state fornite dalle telecamere nascoste istallate dalle attiviste.

In merito all’azione contro gli umani è importante segnalare che Amnesty International ha indicato Sairano come uno dei casi dove nel 2023 si è chiaramente riscontrato un abuso di forza nei confronti del presidio delle attiviste e lo stesso sindacato autonomo di Polizia, in una lettera in cui chiedeva la rimozione del questore di Pavia per una serie di motivazioni, ha indicato come unico esempio la figuraccia mondiale fatta dalle forze dell’ordine per come sono intervenute appunto nel caso Sairano.

(testo a cura di RM)

fotografie by Alessio schiazza dal film CUORI LIBERI – Fino all’ultimo respiro