È importante ricordare anche tutto ciò che il 20 settembre ha generato e che sta ancora generando.
Sotto il profilo legale questi i punti fondamentali.
Una decina di attiviste ed attivisti hanno denunciato le forze dell’ordine per i traumi subiti, i procedimenti sono ancora aperti.
Numeros3 attivist3 sono state condott3 in questura il 20 settembre e denunciat3 per “Manifestazione non autorizzata ed altro”
3 attivist3 del presidio sono stat3 invece iscritt3 un anno dopo nel registro degli indagati per reati commessi quel giorno contro le forze dell’ordine.
3 udienze al TAR di Milano hanno sancito la mancanza del verbale dell’ATS ma contemporaneamente il rigetto delle istanze di Progetto Cuori Liberi e della Rete dei Santuari di risarcimento per i danni subiti e per le modalità di esecuzione dell’ordinanza di abbattimento. Nelle parole degli avvocati nell’ultima udienza si ricorda che il risarcimento è riconosciuto quando i proprietari sono collaborativi, equiparando ancora una volta un rifugio ad un luogo come un allevamento dove chi lo gestisce lucra sulla vita di altri esseri viventi. Ancor più interessante leggere tra le pagine della sentenza con riferimento a Ursula, Carolina, Bartolomeo, Mercoledì, Pumba, Dorothy, Crusca, Crosta e Spino che “anch’essi, nel frattempo, risultati sintomatici alla PSA”, quindi scrivendo nero su bianco una falsità o per lo meno qualcosa di cui non si ha prodotto nessuna prova concreta come un test.
Il ricorso al Consiglio di Stato contro le decisioni del TAR è fissato per il 5 novembre 2026.
Progetto Cuori Liberi, Vitadacani e la Rete dei Santuari hanno esposto formale denuncia nei confronti dei singoli veterinari dell’ATS intervenuti quel giorno e di tutti i mandanti come la direttrice del dipartimento veterinario di Pavia, del dirigente veterinario di Regione Lombardia e del Commissario straordinario per la PSA. Si attende riscontro da parte della magistratura.
L’ATS di Pavia ho prodotto formale diffida nei confronti del distributore del film CUORI LIBERI uscito nei cinema un anno dopo, chiedendo di oscurare i volti dei veterinari ripresi anche se da 12 mesi erano presenti su tutte le piattaforme social, filmati e fotografie, specificando che “il personale medico-veterinario stava svolgendo il proprio compito istituzionale di tutela della salute pubblica… il timore di scrive è che qualsiasi malintenzionato potrebbe facilmente identificare dal vostro filmato i dipendenti dell’ATS e mettere in atto, nei loro confronti, ulteriori comportamenti non conformi a loro danno con ripercussioni anche lavorative”.
testo a cura di RM
fotografie by Alessio Schiazza dal film CUORI LIBERI – Fino all’ ultimo respiro